lunedì 13 gennaio 2020

MALATO CRONICO


Quando l' hai percorso in lungo e in largo per anni, il Mare ti entra nel sangue e non te ne liberi più.
Venduto l'Andromeda mi sento nudo, dimezzato. Hai voglia di navigare con quella degli amici, la barca ideale niente impicci niente imbrogli, ma non è la stessa cosa. Bisogna trovare la barca propria !
Non sarà facile. 
Venti anni fa per cercare il primo catamarano percorsi l'Italia per giorni in un viaggio memorabile che misi nero su bianco.
Ve lo faccio leggere.

CERCANDO IL SAMADHI

MERANO. Mercoledi 8 novembre del 2000
Chi ti trovo alla stazione alle 6.00 di mattina presto ? Bruno che fuma davanti ad un caffè e Paolo diretto alla fiera di Bolzano. Visti e persi.
Verso mezzogiorno sbarco a Ferrara. Gianni mi aspetta con la sua R4 e mi invita nella sua casa-museo risalente al 1500 dove ci vediamo il filmato della Lady nella nostra navigazione lungo l'Istria.
Altro treno.
Verso sera visiono due catamarani a Marina di Ravenna in un porto deserto alla luce dei lampioni. Pioviggina. Mi riparo all'albergo Oasis dove chiudo la serata davanti ad una birra insieme al proprietario di uno dei due cat.

Giovedì
Seconda visita ai cat alla luce dell'alba. Pallida alba adriatica, con un sole enormemente dilatato, appena rosato, tisico, che si affaccia sulla linea dell'orizzonte tra brume e foschie pervicaci.
Autobus per Ravenna.
Il mausoleo di Teodorico. Opera notevole! In grossi blocchi di calcare dell'Istria, sobriamente scalpellati in fregi e modanature e posati a comporre la struttura a pianta circolare dell'edificio.
 Ma il pezzo forte rimane la copertura a cupola. Pezzo forte in tutti i sensi in quanto è stata ricavata da un unico blocco, portata non si sa come dall'altra sponda dell'Adriatico e posata sopra il tutto con tecniche che si possono solamente immaginare. La cupola presenta delle linee di frattura, pare a causa di una violenta scarica atmosferica. Si dice che Teodorico avesse un sacro terrore dei fulmini quindi, ne avrà pur schivati tanti da vivo, ma il più fetente se l'è beccato da morto!
Al piano superiore del Mausoleo, al centro della sala circolare, troneggia un grosso sarcofago di porfido rosso lucidato, a forma di vasca da bagno. Nessuno all'interno.
Fuori, grande parco con vialetti, erbetta all'inglese, sole caldo sulla pelata. Se scavalchi il recinto non paghi il biglietto.
Terzo catamarano visionato a Cesenatico. Di nome Peter Pan, un modello che sembra autocostruito e piuttosto adoperato.
Piove.
Rimini sotto il diluvio.
Un Mac Donald è piazzato strategicamente di fronte alla stazione dei treni. Buono per aspettare l'autobus delle 17 per S. Marino.
Pochi avventori ma di diverse razze ed età.
S. Marino. Un'apoteosi di pietra lavorata in modo sublime. Ricorda la Rocca Grimaldi del Principato di Monaco. Dai 700 metri delle torri sul Monte Titano, sotto una smagliante luna piena, si apre una suggestiva visione della pianura sottostante punteggiata di luci fino alla linea della costa.

Venerdì.
Giuseppe Garibaldi e Giuseppe Mazzini, a S. Marino e a Rimini godono di ottima considerazione. Busti e lapidi commemorative dovunque. Di Garibaldi si sa di una fuga rocambolesca attraverso le campagne della Romagna tallonato dai papalini e della successiva morte di Anita.
In una piazza centrale di Rimini si nota un cippo di marmo che ricorda il famoso passaggio del Rubicone da parte di Caio Giulio Cesare con l' esercito, di ritorno dalla Gallia. "Alea Jacta est", il dado è tratto. Dixit. Fu così che il Divo Cesare divenne di fatto il dittatore buono d'Italia. Attirandosi pero qualche inimicizia. Finì pugnalato sotto la statua di Pompeo suo caro amico-nemico.
Quattordici secoli dopo un tale Pandolfo Sigismondo Malatesta, affetto da una ancora più spiccata sindrome di cesarismo, si fa costruire un Tempio, il Duomo di Rimini, che pur essendo un esempio notevole di arte e architettura romanica pecca in modo esagerato di simboli che richiamano allo sponsor.
E l'Arco di Augusto ? Sponsor di ben altra levatura, anche ad Ariminum compare un suo Arco di bianco calcare istriano. Del resto proprio a Pola oltre alla famosa Arena non manca il Tempio di Cesare Ottaviano Augusto il quale, erigendo monumenti a sua memoria in ogni dove nell'impero, poteva a buon conto dichiarare che "tutto il mondo è paese". Pax romana. Però: si vis pacem para bellum. Per cui: sic transit gloria mundi. Basta !
Nel 2000 necessitano sei ore di treno per recarsi da Rimini a Trani, provincia di Bari.
Come scendo dal treno mi trovo faccia a faccia con Caterina, detta Sciosci, che è venuta a prendermi in auto.
 Che amore ! Bacini e baciotti, ma alla fine mi porta a dormire dai frati. Barnabiti, per la precisione. Antico convento sul porto, cella tipo monaco emancipato, con scrittoio intarsiato e luce elettrica, fornitissima biblioteca. Prezzi stracciati, da rifugio alpino.
La bellezza della città di Trani sta nella calda tonalità rosata del calcare su cui poggia e di cui è costruita. In diversi stili: dal Romanico al Barocco, dall'Arabo al Rinascimentale. Peruviano, persino: si vedono alcune pareti di palazzi con pietre stondate a cuscinetto fino a pareggiare le fughe come a Tiahuanaco. La Cattedrale, per quanto spiccatamente romanica, ricorda il primo gotico di Chartres, tanto è arricchita del tipico bestiario medievale.
Domani il Castello Svevo di Manfredi. Figlio di Federico secondo. Buona notte.

Sabato.
A Trani esiste una sezione della Lega Navale Italiana. Se sei socio iscritto può essere che ti facciano posto in banchina tra quelli riservati al transito. Buono a sapersi.
In mattinata compaiono Sciosci e Gianluca, cortesi ciceroni che mi illustrano i maggiori monumenti della città.
Si scopre così che la Cattedrale è costruita su due precedenti chiese protoromaniche, complete di cripta segreta del 300 d.c. scavata nella roccia sotto il livello del mare.
Il Castello Svevo sta lì a sottolineare quanto i tedeschi, gli Hohenstaufen in questo caso, siano sempre stati delle teste quadre: un inno all'angolo retto. Pianta quadrata. Torri cubiche.
Avanti marsch! Per fila dest! Per fila sinist! Unica concessione, a parte i necessari archi di sostegno, alcune grosse aperture circolari simili a oblò di una grande nave di pietra. Una struttura insomma che si è prestata ottimamente fino a qualche decennio fa ad ospitare detenuti.
Nel pomeriggio il viaggio prosegue per Ostuni, bianca cittadina arrocata su una collina della penisola salentina.
In attesa dell'autobus per il mare tento l'autostop, senza tanta convinzione, e vengo caricato da un vecchietto. Guarda caso.
Al mare ho un appuntamento per visionare un Mattia 39, modello di catamarano visto tanti anni fa al Salone di Genova. E quello che mi ritrovo davanti è proprio lui, una volta così ammirato e ora tutto triste e solo, malandato, abbandonato ad una boa e battente, per imperscrutabili ragioni, bandiera americana. Nessuno lo vuole.
Più a sud, a Lecce mi incontro con Domenico, neo costruttore di multiscafi. Mi porta in auto a Ruffano, da amici suoi, un albergo-pizzeria vociante di bimbi scatenati riuniti in bande.
 Una festa in corso ? No. Ogni sabato è consuetudine che qui si riuniscano le famiglie del posto per il rito della mangiata collettiva. Con tutto il seguito della tribù appresso. Del resto il suditalia continua a produrre figli anche per il nord, ma nonostante ciò, statisticamente parlando, siamo a natalità zero.

Domenica.
Con calma. Dopo le 10,30 si rivede Domenico e si prosegue per l'estremo sud del tacco: S. Maria di Leuca.
Sorpresa ! Bel posticino. Casettine bianche immerse nel verde degli ulivi, mare blu, luce, caldo, maniche di camicia. Altro catamarano da visionare e poi calamaretti e bianco locale.
E via a Gallipoli.
Ci troviamo con Paolo, un militare di Taranto, aquirente negli anni di diversi multiscafi.
 Tra gli altri ha avuto il coraggio di acquistare anche il famoso catamarano dell'omicidio. Quello dove due balordi avevano ammazzato la skipper a colpi d'accetta, buttandola poi a mare e proseguendo le ferie in Adriatico come se niente fosse. Li hanno beccati poi a Messina.
Paolo l'ha tenuto un anno poi l'ha rivenduto ad un tale Francesco delle Eolie.
Da Taranto mi faccio una notte in treno con un pugliese che accompagna il figlio a fare il militare a Palermo.
Ai miei tempi ci ero andato da solo. Da Merano. 36 ore di tradotta.

Lunedì.
Sul traghetto dello stretto di Messina vendono ancora gli arancini. Una sorta di canederli di riso ripieni di ragù. Antichi sapori quasi dimenticati.
E rieccoti l'Etna. Appena in marzo di quest'anno l'abbiamo percorso in lungo e in largo con pelli e sci per cinque giorni.
In 3 del CAI e 6 dell'Alpenverein.
A Catania, altro cat, un Maldives 32, vecchia conoscenza gia noleggiato in diverse occasioni.
Milazzo.Aliscafo per Lipari.
A Lipari non faccio tempo a scendere che vengo quasi aggredito da un lungo cappottone con dentro un tipo secco e allampanato: "Camera, camera! Vuole camera?" Fortunatamente compare subito il signor Luciano che blocca "Sigaretta", così lo chiamano, e mi porta a casa sua.
Il signor Luciano è il nuovo proprietario della Lady, la nostra ex barchetta di 7,5 metri, compagna per tre anni di indimenticabili avventure. Vista e presa da Luciano, pescatore in pensione. Un mese per portarla dall'Istria alle Eolie. Piano, piano. Da solo.
La sera stessa le facciamo una visitina di cortesia. Se ne sta in secca su un nuovo invaso con ruote in attesa della prossima stagione. Bisogna dire che è proprio finita in buone mani.

Martedì.
E' come se il signor Luciano mi avesse aspettato: ci sarebbe da salire in testa d'albero per passare la cimetta dell'amantiglio e servirebbe uno agile che vada su arrampicando senza bansigo.
Poi però mi accompagna in auto in giro per l'isola, al museo archeologico, si premura di mille gentilezze, finchè ci lasciamo e mi imbarco per Stromboli.
Ma che ci vado a fare a Stromboli? Già ho rischiato la pelle nel '92 passando una notte sù al cratere tra boati, tremori, lapilli scagliati verso il cielo e sbuffi di gas che mi costringevano a lunghe apnee, accucciato dietro a muretti di lava.
I casi della vita si concatenano a volte in modo curioso:
Emiliano, inquilino meranese del piano di sotto, un giorno mi fa:
" Sai, questa estate ci siamo fatti le Eolie sul catamarano di un mio amico, l'ing. Francesco Rinauro di Stromboli." E mi passa il numero di telefono.
Da quel giorno con l'ing. Rinauro sono seguiti diversi contatti anche per il fatto che il cat compariva continuamente tra gli annunci di vendita su Bolina.
Per comperare bisogna vedere e provare.
Ed eccomi qua. Con Francesco sul suo scooter 50, in due senza casco, per le stradine del vulcano, andiamo a trovare il Manutara, nome del cat.
E' stato tirato in secca sulla spiaggia di sabbia nera, l'albero smontato e appoggiato di fianco. Lavori in corso.
Barca di grandi soddisfazioni, dice Francesco, non tanto veloce ma sicura; mi sono fatto l'Atlantico andata e ritorno; l'ho comperata da un certo Paolo, militare di Taranto....
- C'è l'accetta a bordo ? -
- Si. C'è l'accetta.-
- Ha!Ha!Ha!-
E mi offre per la notte la cuccetta del navigatore.
Beh, mai ho dormito così tranquillamente su una barca. Perfettamente ormeggiata, immobile. Nessuna preoccupazione di salti di vento, tenuta dell'ancora, previsione ridossi di emergenza. E il fantasma della skipper ammazzata?
Non s'é visto. Era giovane e carina.
La solita sfiga. Già una volta una tipa mi ha sparato: " Con te ? Non ci vengo neanche morta !"

Mercoledì.
Questa isoletta è un vulcano. Sempre attivo. Brontola in continuazione e schizza in aria materiali incandescenti che poi rotolano sulla "sciara del fuoco" fino al mare. Per la meraviglia dei turisti che quì vengono accompagnati di notte dai barcaioli del posto.
Ogni anno il vulcano produce tre o quattro tremendi boati che scuotono le case alle fondamenta. La gente sta sempre sul piede di partenza, pronta a sfollare, come nel film di Rossellini degli anni '50.
Se nel '92 ne ho misurato l'altezza, nel 2000 è logico misurarne la circonferenza. Poi con il pi greco si potranno ricavare tutte le altre misure.
Con una telefonata al suo amico Pasquale, Francesco mi trova un kajak. Maglietta, berretto e salvagente. Una bottiglia di acqua, pane e tonno in scatola.
Sole caldo. Il mare un olio.
Ciaf, ciaf... le pagaie seguono il ritmo impresso loro dal pilota automatico del computer di bordo che tengo sotto la pelata.
Sfilano sulla dritta le ultime case dell'abitato di Stromboli, alcune rampe di vecchi terrazzamenti, la banchina dei traghetti, la centrale di energia che sputa dai camini un fumaccio nero di nafta combusta, peggio del vulcano stesso. In teoria si potrebbe sfruttare l'energia geotermica per far girare le turbine con vapore ad alta pressione. Questo prevede un impianto di captazione degli strati caldi all'interno della montagna, dai costi non indifferenti e di esito incerto dato lo stato estremamente ballerino del suolo.
A Ginostra, l'unico altro abitato dell'isola, si è provveduto con piccoli gruppi elettrogeni o con pacchi di batterie al piombo alimentate da pannelli solari. Ginostra è costituito da un gruppo di casette bianche sparse a caso sulle pendici nere del vulcano ed è raggiungibile solo via mare. Esiste altrimenti un sentierino peruviano, a rischio, che sale fin quasi al cratere per scendere poi dalla parte opposta verso Stromboli City. Quindi gli aliscafi e i traghetti che devono fare scalo a Ginostra, si fermano al largo e aspettano che spunti, da un moletto inserito in un anfratto di blocchi lavici, il barchino per il trasbordo di cose e persone. Come a Tristan da Cuna, nell'Atlantico del sud.
Con il kajak non ci sono problemi. Sbarcato,seguo una mulattiera che sale a stretti tornanti, arrancando su uno strato di cacche equine rinsecchite. Mi ricorda la salita di Santorino nell'Egeo.
 ( ma pensa, la cacca che si autoattiva come motore di ricerca tra diversi ricordi ed esperienze)
Ginostra è un paese pieno di vita: dopo l'ultimo tornante incontro un cane giallo sdraiato in mezzo alla via a prendersi il sole di novembre. Lo scavalco e poco dopo mi imbatto in un mulo legato ad un fico. Fra i vicoli delle casupole disturbo alcuni gatti assorti nella loro siesta. Quà e là un frullare di ali di strani passerotti. Lontano, rumori metallici: due isolani in canottiera spingono una carriola.
In punta di piedi percorro il paesino tenendomi nelle zone in ombra per non rovinarne la magia con la mia ingombrante presenza.
Da un uscio aperto si vede un signore sdraiato di fianco su un letto, la testa sul braccio.
 "Buongiorno" dico. Mi guarda senza batter ciglio, ma è come se non mi vedesse.
Più oltre vengo sorpreso dal saluto di una donna mimetizzata tra i rami di un ulivo. Inutile fare l'indiano. Anche quello che scava nell'orto mi aveva già notato da un pezzo.
Diversi fichi d'india sono maturi al punto giusto. Occhio alle spine.
Ciaf, ciaf. Calma di vento. Seguo la costa un po discosto per non beccarmi pietre in testa tanto la nera montagna appare instabile e friabile. Oltre a quelle che potrebbe scagliare in qualsiasi momento dall'occhio sommitale. Un gigante con un solo occhio "di bragia" che scaglia macigni sulle triremi sottostanti ? Polifemo!
Tuttavia c'è stato un tempo in cui si progettava di scendere sulle ceneri della sciara del fuoco con un paio di vecchi sci. Perchè no ? Tra tanti impicci e imbrogli, l'ultima libertà che rimane è quella di potersi scegliere il proprio suicidio.
In vista di Strombolicchio, grosso scoglio con faro, mi concedo un bagnetto e un pisolo sulla sabbia calda mentre il sole tramonta.

Giovedì
Appuntamento con Francesco al cantiere Manutara. Ci sono da smontare i winches, la base albero, far girare il motore in acqua dolce, stendere le vele al sole e togliere i garrocci ossidati.
Bum-Bum, il suo bimbo di 20 mesi zampetta attorno tutto nudo giocando pure lui con pinze e chiavi inglesi.
Nel primo pomeriggio m'imbarco sul traghetto per Napoli. Viene da Milazzo e prima della traversata deve fare scalo sulle altre isole: Panarea, Salina, Vulcano e Lipari
Nell'ora di sosta a Lipari scendiamo tutti per seguire la processione annuale del patrono delle Eolie: S.Bartolomeo.
Coperto di oro e di argento, in grandezza naturale, con espressione intensa guarda la folla dall'alto del baldacchino portato da sei uomini. Sulla sinistra tiene un coltello e sulla destra i lembi della propria pelle, simbolo del suo martirio.
S. Bartolomeo era uno dei 12 apostoli, andato a predicare in diverse località dell'Asia Minore. Anche lui risultò essere elemento di disturbo per i potentati locali, per cui fu scorticato, decapitato e gettato in mare.
Tre secoli dopo un uomo scarnificato venne ripescato a Lipari.
Si gridò al miracolo e l'arcipelago trovò il suo protettore.
Un sito meteo sul WEB prevede per la notte SW forza 6.
Difatti spinti dal libeccio si arriva a Napoli con buon anticipo.
Due ore di treno e scendo a Roma.
Piazza S. Pietro. Anno del Giubileo. La piazza è gremita di pellegrini, ordinati in lunghe file su percorsi obbligati, in continuo afflusso verso la Basilica. Gruppi di coordinatori regolano il traffico distribuendo a tutti volantini scritti in inglese e con ideogrammi giapponesi.
All'interno della Basilica ci si muove lentamente, a naso in su, assolutamente abbagliati da tanta magnificenza ! Tutto è enorme, imponente, splendido ! Nel corso dei secoli la Chiesa di Roma, caput mundi, non ha badato a spese. Non esiste al mondo un tempio dedicato al Divino che possa eguagliare tanta grandezza. Che non è data tanto dalla disponibilità di mezzi, quanto da quel superiore livello artistico che gli artigiani profondevano nelle loro opere animati e spronati dalla Fede.
Inutile descrivere. Bisogna andare e ammirare.
Treno.
Verso sera mi fermo a Carrara. L'idea sarebbe di proseguire poi verso il paese di Colonnata, famoso per quel menù fisso da 4500 calorie al giorno dei vecchi cavatori di marmo delle Apuane.
Il Lardo di Colonnata. Aromatizzato, pressato e lasciato stagionare per mesi in lucide conche marmoree, è diventato una specialità unica nel suo genere.
Non faccio dieci passi fuori dalla stazione che mi si para davanti una macelleria fornita a quanto pare della migliore qualità.
Poco dopo sono chiuso in una stanza d'albergo, coltello e tagliere, a gustare beatamente questa novità. Molto buono. E lascia che fuori piova.

Venerdì.
Perso il diretto per La Spezia. Mèrd !
Tre ore da passare al porto a guardare le barche degli altri.
Visione alquanto triste a causa delle violente mareggiate dei giorni scorsi, qui sù al nord.
 L'acqua è ancora torbida, dovunque si notano danni. Le spiagge poi sono diventate chilometriche discariche, ingombre di tronchi, plastiche, detriti. L'iradiddio.
A La Spezia mi incontro con Gavino, del Sardinia Cat Service.
E' l'ultimo della lunga serie, un Crowter 39, da corsa, 20-25 nodi, dice, albero girevole a profilo alare, senza tuga. Anche lui ha subito la mareggiata e risulta strattonato su un candeliere.
Ci beviamo sopra, per dimenticare, al bar del porto. Un paio di tartine, che asciugano. E l'antipastino di polipetti. Ci facciamo la grigliata ? E...Insomma ci alziamo che sono le quattro del pomeriggio.
Comprero' il Crowter 39 che di nome fa SAMADHI. Da antica filosofia indu': la Meditazione, la Concentrazione e infine il raggiungimento del Samadhi, stato di trance dove tu diventi l'oggetto pensato e lui diventa te.
 E poi, saro' un vecchietto ma se voglio correre un po nel vento su uno scafo di razza, questo e' l'ultimo momento utile !
Augh!



martedì 4 giugno 2019

GALAPAGOS


La prima volta non si scorda mai. Infatti ricordo perfettamente che partiti da Panama City il vento girà decisamente in prua. Eravamo in quattro con Lia e i due partenopei Rob&Angi. Bene, il vento rimase in prua per quasi tutta la traversata tra piovaschi temporali e notti fredde, se pure così vicini all’ Equatore. Zona di Convergenza Intertropicale. Si sapeva. Undici giorni a zig zag fino a dar fondo finalmente a San Cristobal, nell’ arcipelago di Colon.


Las Islas Encantadas, come le chiamavano gli spagnoli, per il fatto che essendo spesso immerse nelle nebbie erano di difficile localizzazione. Il GPS era di la da venire. Ma gia ai tempi del Samadhi disponevo di un palmare Garmin a otto satelliti, quindi piu che sufficiente dato che dall’ Italia mi aveva portato fin lì.
Un arrivo nelle nebbie ci fu qualche anno dopo nel giro con Andromeda. Anche quella traversata fu funestata da piovaschi e temporali ma si ridusse a nove giorni.
Galapagos. Si fa capo a San Crisobal dove seguono pratiche e pagamenti per venti giorni di permesso turistico. In teoria le isole sarebbero poi da visitare con barche locali ma i velisti si sguinzagliano ugualmente nei vari ancoraggi dell’ arcipelago. Ogni tanto ci scappa qualche multa.
Peggio è subire le visite ripetute delle otarie .Diario:

12-4-2005 Mattinata rifornimenti viveri e nuova lenza. Tornando al Samadhi vediamo quattro otarie che si sono impadronite della barca riempiendola di peli e altre cosacce ! Una si è piazzata anche nel battellino pisolando tra i liquami. Bisogna diventare cattivi (per gli umani è facile) e fare piazza pulita almeno fino alla prossima volta.



Le spiagge, manco a dirlo sono da millenni territorio loro. Gli umani sono li da poco tanto che in spiaggia non si sentono profumi di ambra solare ma ben altre puzze !


A Santa Cruz, isola capoluogo, si puo visitare il Centro Darwin dove sono raccolte molte delle varietà botaniche e faunistiche di queste isole, in particolare le iguane marine e le tartarughe giganti. Vecchie alcune di duecento anni, probabilmente hanno guardato negli occhi Charles Darwin quando visitava l’ arcipelago a bordo del veliero Beagle. Tra queste il “Solitario George” un maschio di un ramo evolutivo diverso dagli altri e al quale sono state proposte diverse femmine. Niente da fare, troppo vecchio, non c’è stato incontro e ormai è morto. Estinto.


Isabella a parer mio è l’ isola piu interessante:

21-5 L’isola è molto tranquilla e selvaggia. Ho rotto le scatole, per giocare, alle otarie sulle barche dei pescatori e ad altre che pisolavano sotto le mangrovie in una spiaggetta. Non hanno gradito. Neppure le grosse iguane che sollevavo dalla coda per giocare alla carriola.(non fatelo) Tenevano le labbra all’ ingiù con espressione piuttosto schifata, eppure le assecondavo in qualunque direzione volessero andare artigliando la roccia con le zampe davanti. Mah..



Un giorno passando davanti al resort Casa de Marita notammo:

Sul muro di ingresso è dipinta in rosso vivo una grande bandiera di San Marco col leone che tiene il libro con la scritta - PAX TIBI MARCE EVANGELISTA MEUS –


Infatti, dice un tale, il proprietario è un italiano di Venezia. Orbene, questa bandiera piu le tre località riportate sulla carta nautica, Schiavoni, Malamocco e Punta Lido, indicano che anche qui dall’ altra parte del mondo Venezia ha lasciato il segno. Indagheremo.

Ma prima di queste indagini ci fu l’ escursione al vulcano

24-4 Giornata a cavallo fino ai mille metri del grande cratere ancora fumante di Sierra Negra. Dai basalti del litorale, alle colate laviche dei declivi punteggiati di cactus e opunzie, fino a boschi e  coltivazioni di banane, avogados , papaie, per finire in alto in un mare di felci. Immersi tra nebbie e nuvole neanche fossimo in Scozia.

Il giorno seguente svelato l’ arcano del leone di Venezia

A pranzo al resort del Signor Ermanno Zecchettin, veneziano innamorato delle Galapagos. Ci ha chiarito il mistero dei nomi lagunari. Sono stati introdotti dall’ ammiraglio Palumbo in seguito ad una spedizione oceanografica della nave Vittor Pisani che qui ha stazionato tre mesi nel 1834, inviata dal neo costituito Regno d’ Italia o di Sardegna. Vedi dati storici.

Pranzo poi ricambiato

26-4 Oggi pranzo sul Samadhi con tutta la troupe di Ermanno in seguito alla quale sarò costretto per quieto vivere a posticipare ancora la partenza.


 Eppure questa notte c’è la luna piena, il vento è scarso ma per il Samadhi va bene lo stesso. Anche l’ equipaggio mi rema contro. Perdiamo tempo. Che dice Kant sul tempo ? “ L’ idea del tempo non ha origine dai sensi , ma è da essi presupposta. Il tempo non è qualcosa di obiettivo e reale, ne sostanza, ne accidente, ne relazione ma una condizione soggettiva necessaria a causa della natura della mente umana, di coordinare a se’ tutte le cose sensibili secondo una legge fissa “
D’accordo. Ma ci sono da fare tremila miglia fino alle Marchesi. In rotta ortodromica !

Infine riuscimmo a partire . Solo in due. Alle 18 del 27-4

Strombazzando tra le barche ormeggiate, mentre il sole se ne va a nanna, prendiamo il largo. Poca aria. Ma l’ importante è partire. La provvidenza provvederà. 1 grado 02 primi sud. 91 gradi ovest. Meno 2906 miglia a Fatu Hiva. 23,55 Pesce volante in faccia a Lia nel suo turno di guardia. In padella. Sule delle Galapagos, della tribù dei piedi palmati azzurri, volteggiano attorno sotto la luce della luna.

Anche con Andromeda partimmo solo in due. Io e Eliseo di Bergamo, ottima persona.  Il resto degli amigos aveva rinunciato. Per paura, credo. Eppure avevo a bordo l’ aliseo del Pacifico. Senonchè l’ Eliseo biblico, braccio destro e poi sostituto del profeta Elia dopo che questi fu rapito in cielo da un carro di fuoco, fu come gli altri un profeta di anatemi e sventure.
Ma di questo racconterò altrove, nella serie “ disavventure”

giovedì 30 maggio 2019

LE MARCHESI



Ah, Le Marchesi !  Gia ci sono passato due volte e come si dice, non c’è due senza tre, e la quarta vien da se !
Si, sono un bel posto. Isole vulcaniche dai picchi alti e aguzzi, geologicamente giovani dove non si è formata ancora una barriera corallina. Ammantate di verde fin sulle cime, dove si condensa l’ umidità dell’ oceano. Piove spesso.
Prendono il nome dalla Marchesa di Mendoza, moglie del vicerè del Peru che aveva finanziato la spedizione di Medana nel Pacifico.
Vi arrivai con Lia la prima volta a bordo del Samadhi, dopo 22 giorni di navigazione dalle Galapagos. Avevamo puntato Fatu Hiva, l’ isola che pose diverse domande al famoso esploratore e archeologo Thor Heyerdahl, che qui trascorse un lungo periodo da giovane con la moglie di allora. 
Demmo fondo all’ ancora nella Baia delle Vergini, contornata da alte e nere guglie di roccia vulcanica. Gli spagnoli l’ avevano denominata “Baia delle verghe” (cazzi) ma ai missionari dell’ epoca non stava bene e proposero Vergini. 
Così fu, per dirla come mia nonna, “peggio il tacòn del sbrego !”


Per i polinesiani l’ omaggio di benvenuto a nuovi visitatori consisteva nell’ accoglierli con una corona di fiori al collo. A Fatu Hiva ancora meglio: appena sbarcati col tender, fummo accolti da un gruppo di signore locali che ci omaggiarono di succosi pompelmi grossi come meloni. 
Buonissimi. Celestiali. Di sicuro Adamo ed Eva, cacciati dal Paradiso Terrestre se ne andarono nascondendo da qualche parte alcuni semi di questo frutto. Ed eccolo qui.


Dal porticciolo si allunga una strada affiancata da qualche decina di basse casette. Il paesino di Hanavave. La strada poi prosegue lungo una valletta fitta di vegetazione tropicale, poi si inerpica su ripide balze e arriva al secondo e ultimo paesino dell’ Isola. Omoa.


Alle prime case trovammo uno spaccetto, buono per fare scarta viveri dopo 22 giorni. 
E fu qui che Daniel, il bottegaio, tirandomi in disparte mi chiese sottovoce se avevo cartucce di fucile.
-          Perche ? -
-      Sempre pesce, sempre pesce, con tutte le capre che vagano per i monti. Un po di proteine animali ogni tanto! Missionari non ne arrivano piu ! –
E mi guardava con occhio clinico.
La stessa cosa quando ripassai anni dopo con Andromeda. Chiedi e ti sarà dato, era scritto. E probabilmente, insistendo, Daniel qualche cartuccia l’ avrà racimolata.
In baia stazionavano una decina di barche a vela tra le quali il Freccia di Rodolfo, conosciuto quando stavamo a Le Marin in Martinica.
(Ha scritto un libro sul suo giro del mondo “Il Mediterraneo lasciato di poppa” Edizioni, Il Frangente)
Con Rodolfo giravamo tra le case convocati dagli isolani come elettrotecnici per vedere di aggiustare TV, elettrodomestici e quanto altro. Con scarsi risultati in realtà, causa mancanza di ricambi, contatti completamente rovinati dall’ ossido, ecc. Venivamo comunque pagati, in natura: pompelmi, manghi, banane e papaie.
Ci spostammo poi a Hiva Oa in un’ altra baietta chiusa dove ci si ancora di prua e di poppa. 
Isola di pellegrinaggi alla tomba di Gauguin, ai siti archeologici dove campeggiano statue di antichi Tiki e dove , in paese, si paga l’ ingresso nell’arcipelago delle Marchesi. 
Amministrazione francese. Tres bien.


Seguiva poi Ua Pou, dove vorrei chiudere i miei giorni, e Nuku Hiva nella grande baia di Taiohae, dove nel 1850 Mellville disertò con un compagno da una baleniera e visse per un certo periodo, guardato a vista, con i Taipi, probabili antropofagi.
L’ archeologia di Nuku Hiva presenta diversi siti su tutta l’ isola, che pare fosse densamente popolata e in lotta con quelli di Motane, Tahuata, Hiva Oa. 
Perche gli umani sono bestie da combattimento !  Quando le risorse di un territorio scarseggiano, ci si rivolge a quelle del vicino e se non basta come motivazione si possono inventare centomila altri pretesti.
    " Superior stabat lupus, inferior agnus
       Cur - inquit lupus - turbolentam fecisti mihi aquam bibenti ?"

Dicevo, le Marchesi sono un bel posto, da passarci un mesetto ogni anno. Ma non è tutto rose e fiori di ibisco. Il caldo è notevole e pure l’ umidità. Ci sono dei fastidiosissimi moscerini che ti pungono senza che tu possa vederli. E poi c’è il pericolo Dengue e l’ Elefantiasi. Quindi premunirsi. 
Ma ne vale la pena.